Formazione

Aggiornarsi al Digitale: quale strada?

Sono sempre stato molto curioso e appassionato, di tecnologia. Sembra un fatto scontato per chi, come me, si è laureato in ingegneria. Però, nonostante la laurea e la passione, negli anni ho percepito un gap crescente tra competenze digitali e stato della tecnologia.
Ai tempi della mia laurea (1984), quando programmavo in Pascal su schede perforate, il mondo stava appena cominciando a cambiare. Era l’inizio della rivoluzione dei personal computer, una componente chiave della cosiddetta terza rivoluzione industriale.
Sebbene le nuove tecnologie fossero dirompenti e avrebbero cambiato per sempre il modo di vivere e lavorare, non mi sentivo incalzato dalla tecnologia. Potevo seguirla e restare aggiornato. Tutto avveniva per gradi.

Nell’ultimo decennio, invece, con l’avvento della 4a rivoluzione industriale, quella dei dati, ed il suo fronte di piattaforme rivoluzionarie, ciascuna in fase di accelerazione, è stato molto più difficile restare al passo. E nonostante la progressiva, naturale assuefazione ad alcune tecnologie, prima fra tutte quella “mobile”, con l’infinità di applicazioni e la potenza di Internet a portata di touchscreen, in azienda lo smartphone restava solo un semplice telefono.

Ho colto dunque l’opportunità di  una transizione lavorativa per dedicarmi a tempo pieno ad un revamping tecnologico individuale con l’obiettivo di acquisire una visione a 360° del fenomeno digitale.  E siccome sono dell’idea che senza mettere le mani in pasta non si impara veramente, mi sono rimboccato le maniche scegliendo percorsi formativi molto pratici.
Ho iniziato dal marketing digitale. Tutti sappiamo smanettare con Facebook e con un browser, ma se dobbiamo applicare queste tecnologie nel contesto lavorativo, è tutta un’altra musica.
Sono poi passato alla fabbricazione digitale e prototipazione rapida. Sei mesi di Fab Academy mi hanno aperto un mondo. Ho messo le mani su molte tecnologie con un approccio open-source: stampa 3d, costruzione e programmazione di schede elettroniche, IOT, programmazione web, scansione 3D, protocolli di comunicazione, CAD-CAM. Ed ho scoperto quanta informazione e conoscenza è liberamente condivisa sul web. Forum di discussione, comunità di sviluppatori e maker, piattaforme dedicate. Una vera democratizzazione del fare.

Mi sono poi avventurato nel mondo dei MOOC i “massive online open courses”. Si tratta dei corsi on-line che poi, dalla mia esperienza, sono molto di più di semplici corsi. Grande qualità di contenuti, test di apprendimento, forum di discussione e comunità sui media sociali, il passaggio ai livelli successivi del corso solo dopo aver corretto almeno tre lavori di altri corsisti e dunque tanta pratica. E poi l’interazione con gli istruttori.
Ho partecipato a sessioni con migliaia di partecipanti da tutto il mondo. La formazione, oggi, proprio non dovrebbe più essere un problema. Ed ho abbracciato quello che condivido essere il nuovo mantra della formazione: si fa teoria a casa, con i MOOC e ci si ritrova in classe, o in azienda, per fare pratica con attività di gruppo.

Nel mio bagaglio di conoscenze ho messo la Data Science con un’introduzione ai Big Data (MOOC università di San Diego), l’Industria 4.0 (MOOC università di New York e short master Federmanager Academy per la certificazione di Innovation Manager), un tocco di Python per la Data Science (piattaforma DataCamp) e giù con JavaScript, la lingua del web (MOOC università di Londra). Ed ancora, dopo aver scoperto ed essermi appassionato alla Realtà Aumentata e Virtuale,  di cui non sospettavo il potenziale, un MOOC dell’università di Nantes ed ora l’approfondimento dei motori di animazione Unity e Unreal Engine, nelle componenti di visualizzazione per l’architettura, il design di prodotto ed il manufacturing, per creare applicazioni “immersive”.
(Devo confessare, a questo punto, per patriottismo, di aver sofferto la latitanza di realtà italiane nel panorama dei MOOC …)

Mi ritengo soddisfatto del risultato. Amo profondamente studiare. Ma tutto evolve, velocemente, e bisogna tenersi al passo con un aggiornamento continuo. Gli strumenti, fortunatamente, non mancano.
Da questo nuovo punto di osservazione del fenomeno digitale, e con la trentennale esperienza d’azienda, intravedo, finalmente con maggior chiarezza, le dinamiche di un efficace e accessibile trasformazione digitale.

Non posso allora che incoraggiare chiunque voglia immergersi più a fondo in questo mondo fantastico. Non è necessario, né ovviamente possibile, approfondire tutto. Ma ritengo auspicabile una buona infarinata dei diversi concetti, in particolar modo per chi, nel ruolo che ricopre  in azienda, deve indirizzarne le scelte.
Come diceva Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Buon studio!

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